La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS) è un disturbo che colpisce circa il 10-15% della popolazione mondiale (1 persona su 7 ne soffre). L’IBS incide pesantemente sulla qualità della vita delle persone ed è caratterizzata dalla seguente sintomatologia:

  • Gonfiore addominale (sensazione di avere un palloncino in pancia)
  • Distensione addominale (addome visibilmente gonfio)
  • Eccesso di gas
  • Diarrea o stipsi (a volte alternanza tra le due)
  • Urgenza defecatoria
  • Stanchezza maggiore

Non è ancora ben conosciuta la causa (o le cause) scatenanti dell’IBS. Si osserva però che alcune condizioni sembrano essere comuni tra chi ne soffre. Tra queste ricordiamo:

  • Maggiore sensibilità intestinale (visceral sensitivity)
  • Alterata motilità intestinale (intestino che si muove troppo o tropo poco)
  • Disequilibrio tra batteri buoni e batteri cattivi (i batteri cattivi prendono il sopravvento)
  • Intestino “scolapasta”, leaky gut (alterazione della barriera intestinale che fa passare batteri e mediatori infiammatori)
  • Infezioni intestinali (spesso l’IBS si scatena a seguito di infezioni intestinali, causate da patogeni, che rendono l’intestino più sensibile)

E’ stato osservato che in questa casistica di persone, anche alcuni cibi sono in grado di stimolare maggiormente la sensibilità intestinale. Si parla di FODMAP, Fermentable Oligosaccharides Disaccharides Monosaccharides and Polyols, cioè acidi grassi a catena corta che non vengono digeriti in maniera corretta a livello intestinale dove, accumulandosi, portano a peggioramento dei sintomi dell’IBS.

Questi composti si trovano in molti alimenti, tra cui ricordiamo il grano, la segale, aglio, cipolla, legumi, alimenti contenenti lattosio (latte, formaggi etc) e fruttosio (mile, mele, sciroppi) e in alimenti contenenti sorbitolo e mannitolo (presenti in alcune verdure, ma anche in dolcificanti artificiali). Scommetto che, se soffri di problemi intestinali potresti aver mangiato una mela pensando fosse il frutto più innocuo del mondo e anche perchè “una mela al giorno toglie il medico di torno”, no? E invece ti sei sentito/a peggio di prima? Ecco, potresti essere sensibile proprio ai FODMAP di cui la mela, per esempio, è ricchissima.

Negli ultimi dieci anni, la ricerca scientifica ha identificato nel protocollo dietetico a basso contenuto di FODMAP (LOW-FODMAP DIET) uno degli strumenti terapeutici più efficaci per la gestione dei sintomi dell’IBS. La Monash University è stata una pioniera nello stilare quello protocollo alimentare per gestire la sitomatologia intestinale legata a IBS, migliorandola. Il protocollo consta di 3 fasi:

  1. FASE DI ELIMINAZIONE: è la fase che dura dalle 2 alle 6 settimane e prevede l’eliminazione guidata degli alimenti ad alto contenuto di FODMAP, sostituendoli con quelli a basso contenuto di FODMAP. In questo modo, si dà una tregua all’intestino, osservando un conseguente miglioramento della sintomatologia.
  2. FASE DI REINTRODUZIONE GUIDATA: forse la fase più complessa perchè è caratterizzata dalla reitroduzione graduale e guidata dei vari FODMAP. Ha una durata che può arrivare anche fino alle 8 settimane, nelle quali si procede alla reintroduzione graduale, a dosi crescenti di un FODMAP alla volta prendendo nota degli eventuali sintomi. In questo modo si ha la possibilità di capire il livello di tolleranza degli alimenti e relativi FODMAP e della sensibilità residua.
  3. FASE DI PERSONALIZZAZIONE: fase finale in cui, basandosi sulla fase 2, si stila un piano alimentare inserendo tutti i cibi tollerati ed eliminando quelli non più tollerati. In questo modo si assicura varietà di nutrienti alla persona e, allo stesso modo, si nutre il microbiota intestinale in maniera corretta.

Il protocollo LOW-FODMAP ha mostrato un successo superiore al 70% nel migliorare la sintomatologia legata all’IBS, se inserito in un percorso di nutrizione clinica personalizzato. E’ necessario, però, completare interamente le tre fasi del protocollo affinchè quest’ultimo sia davvero efficace. I dati ci mostrano invece che in molti casi si tende a fermarsi alla fase 1 osservando i primi miglioramenti della sintomatologia. E cosa succede poi? Che i sintomi si ripresentano dopo poco. E’ lo stesso concetto dell’assunzione dell’antibiotico: la regola consiste nel completare il ciclo di antibiotico, nonostante i sintomi siano già scomparsi. Questo fa sì che il batterio venga completamente eliminato e non rimanga nessun residuo. Infatti, quando la terapia antibiotica viene terminata prima della fine del ciclo, è molto comune che i sintomi si ripresentino, anche più forti di prima. E’ quindi fondamentale anche in questo caso completare il protocollo per avere un reale miglioramento.

Il protocollo low-FODMAP rappresenta, quindi, un valido aiuto per gestire la sintomatologia legata all’IBS ed è il gold standard del supporto nutrizionale legato a questo tipo di disturbo. Tuttavia, la sua efficacia, dipende dall’aderenza al protocollo e dalla relazione tra professionista e paziente. E’ importante infatti il supporto continuo, oltre che la compliance del paziente, e la personalizzazione.

Se hai convissuto per troppo tempo con disturbi intestinali che non ti davano tregua, contattami. Ti seguirò passo passo per aiutarti a gestire meglio la sintomatologia.

Fonti:

  • https://www.monashfodmap.com/ibs-central/what-is-ibs/
  • Staudacher HM, Whelan K. (2017). The low FODMAP diet: recent advances in understanding its mechanisms and efficacy in IBS. Gut.

NutriScientia, Dott.ssa Caterina Cascini, PhD.  2026 Tutti i diritti riservati